Gipi Visconti
Personaggio·18 agosto 2026

Chi era Nelson Mandela e perché la sua storia parla ancora ai bambini

Nelson Mandela ha passato ventisette anni in prigione, e quando ne è uscito non ha cercato vendetta: ha scelto di guidare il paese che lo aveva rinchiuso, provando a tenerlo unito invece di dividerlo ancora.

Nelson Mandela ha passato ventisette anni in prigione, e quando ne è uscito non ha cercato vendetta: ha scelto di guidare il paese che lo aveva rinchiuso, provando a tenerlo unito invece di dividerlo ancora.

Nacque il 18 luglio 1918 a Mvezo, un villaggio dell'Eastern Cape, in Sudafrica, e il padre gli diede il nome Rolihlahla, che significa "tirare il ramo di un albero", nel senso di chi combina guai. Il nome Nelson arrivò più tardi, il primo giorno di scuola, quando la maestra Mdingane assegnò a ogni bambino un nome inglese, come si usava allora nelle scuole missionarie.

E da giovane si avvicinò all'African National Congress, il movimento che si opponeva all'apartheid: il sistema che dal 1948 divideva i sudafricani per colore della pelle, negando alla popolazione nera il diritto di voto, di movimento, di scelta del lavoro e persino del quartiere in cui vivere. Per anni Mandela lottò con metodi pacifici, tra boicottaggi e campagne di disobbedienza civile. Poi, quando il governo rispose alle proteste con la violenza e mise fuori legge l'ANC, si convinse che servisse anche la lotta armata, e guidò un'ala del movimento dedicata al sabotaggio di obiettivi strategici, evitando di colpire le persone.

Fu arrestato nel 1962 e, nel 1964, al termine del processo di Rivonia, condannato all'ergastolo. Passò diciotto anni nel carcere di Robben Island, un'isola al largo di Città del Capo dove i prigionieri politici neri venivano trattati con particolare durezza, tra lavori forzati in una cava di calce e celle piccole e umide. Con gli altri detenuti organizzò lezioni di storia, diritto e politica, tanto che quel luogo divenne noto, tra i compagni di prigionia, come l'università di Robben Island: qualcuno vi entrò analfabeta e ne uscì con una laurea. Mandela stesso continuò a studiare legge per corrispondenza, negli anni in cui gli era concesso.

Fu poi trasferito in altre prigioni sulla terraferma, dove le condizioni migliorarono e dove iniziarono i primi contatti segreti con il governo. Uscì l'11 febbraio 1990, dopo ventisette anni di carcere complessivi. E invece di alimentare la rabbia che avrebbe avuto ogni diritto di provare, lavorò al fianco del presidente Frederik de Klerk per smantellare l'apartheid attraverso il negoziato. Nel 1993 i due ricevettero insieme il premio Nobel per la pace.

Nel 1994 si tennero le prime elezioni sudafricane aperte a tutte le razze, e Mandela ne uscì primo presidente nero del paese, in carica fino al 1999. Governò cercando di tenere insieme una nazione divisa per legge da decenni, e promosse la Commissione per la verità e la riconciliazione, che invitava vittime e responsabili dei crimini dell'apartheid a raccontare pubblicamente ciò che era accaduto. Un anno dopo l'elezione, indossò la maglia verde e oro degli Springbok, la squadra di rugby fino ad allora simbolo del vecchio Sudafrica bianco, per consegnare la coppa del mondo al capitano della nazionale: un gesto che il paese intero ricorda ancora come uno dei momenti più alti della riconciliazione.

Morì il 5 dicembre 2013 a Johannesburg, a novantacinque anni.

E chi era il bambino che tirava rami e combinava guai a Mvezo, prima di diventare Madiba, il nome con cui il Sudafrica lo chiama ancora con affetto? È una domanda che il libro Nelson Mandela, della collana Piccoli Grandi Eroi, prova a raccontare ai lettori più piccoli, un capitolo alla volta.

Gipi Visconti

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